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La Fontana di Trevi a Roma

 

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La Fontana di Trevi è la più grande e senza dubbio la più conosciuta di Roma. La storia della fontana nasce ai tempi dell’imperatore Augusto quando si decise di far arrivare l’acqua fino a Pantheon e alle sue terme grazie alla costruzione dell’acquedotto Vergine.

L’acquedotto Vergine è l’unico acquedotto antico ad essere ancora funzionante per l’alimentazione delle più importanti fontane della zona centrale di Roma. Fu voluto da Agrippa, genero di Augusto, per alimentare la zona di Campo Marzio. L’origine del nome “vergine” sarebbe stato dato dallo stesso Agrippa in ricordo di una giovane che indicò il luogo di sorgente ai soldati in cerca di acqua.

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Papa Urbano VIII intorno al 1600 decise di effettuare una trasformazione della Piazza e della Fontana affidando il compito a Giovan Lorenzo Bernini, in modo da creare una scenografia suggestiva vicino al proprio palazzo familiare, il palazzo Barberini. Dopo la morte del Papa Urbano VIII e il conseguente processo contro la famiglia Barberini da parte del nuovo Papa Innocenzo X il progetto del Bernini fu abbandonato e a questi venne affidato il solo compito di prolungare il tragitto dell’acqua dal Vergine a Piazza Navona, dove Borromini avrebbe dovuto realizzare una nuova fontana di fronte alla residenza del  nuovo pontefice.

Sarà Papa Clemente XII a riprendere i lavori della Fontana di Trevi. Il Papa Bandì un concorso per la sua realizzazione e dopo aver rifiutato vari progetti che tentavano di preservare la facciata di Palazzo Poli, il bando venne vinto da Nicola Salvi con grande disappunto della famiglia Poli in quanto la realizzazione del suo progetto avrebbe offuscato gran parte della loro residenza e il loro stemma. Salvi inizia la costruzione nel 1732 avvicinandosi a un ordine barocco e classico. La Fontana viene inaugurata per la prima volta nel 1735 nonostante i lavori siano ancora in corso.

L’intera composizione è inserita in un’ampia piscina rettangolare dagli angoli arrotondati, racchiusa di una breve scalinata voluto da Salvi per compensare il dislivello tra i due lati della Piazza. Tutta la parte inferiore è dominata da una scogliera rocciosa al cui centro, sotto una grande nicchia, troviamo un imponente statua rappresentante Oceano che guida un cocchio (carrozza antica) a forma di conchiglia trainato da due cavalli marini, guidati a loro volta da tritoni. Alla destra di Oceano troviamo altre due nicchie contenenti la statua della Salubrità e la statua dell’Abbondanza. I due cavalli rappresentano i momenti del mare: a volte calmo a volte agitato tanto che il primo cavallo ha una posizione più dinamica rispetto all’altro.
Sopra le due nicchie troviamo un bassorilievo raffigurante Agrippa nell’atto di approvare la costruzione dell’Acquedotto e la donna che indica ai soldati la direzione per trovare l’acqua.
In corrispondenza delle quattro colonne corinzie troviamo quattro statue allegoriche, tra le due centrali troviamo lo stemma di Papa Clemente XII. L’acqua fuoriesce dalle rocce in diversi punti: sotto il carro di Oceano va a riempire tre vasche prima di gettarsi in quella principale.
Data la complessità dell’opera, furono molti gli scultori che lavorarono alla realizzazione del monumento fra cui Bacci che si occupò del gruppo di Oceano mentre si attribuisce a Della Valle la realizzazione del bassorilievo raffigurante Agrippa e a Bergondi la Vergine.

Non possiamo ignorare la fama che ha avuto la Fontana di Trevi, simbolo universale della città di Roma, nel mondo del cinema grazie a Federico Fellini nel suo film “La dolce vita” del 1960 dove Anita Ekberg si tuffa nella vasca invitando Marcello Mastroianni a fare altrettanto.
La tradizione più conosciuta narra che lanciando una monetina dentro la fontana, volandole le spalle, si prospetti un ritorno nella città. Essendo nota a tutti i turisti, il Comune di Roma ha deliberato che tutte le monetine della Fontana vengano devolute alla Caritas della Capitale evitando una sottrazione illegale da parte di terze persone.
Un episodio recente di cronaca resta famoso nel 2007 l’attivista italiano Graziano Cecchini gettò nella Fontana del colorante e le acque si tinsero immediatamente di rosso vivo. La sera stessa, l’acqua venne comunque ripulita e riportata allo stato precedente per evitare che il colorante intaccasse il marmo del monumento. Il gesto era indirizzato contro il mercato globale.

 



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