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La Crypta Balbi Museo Nazionale Romano

 
Per prenotare l'ingresso al Museo Nazionale Romano e visitare tra gli altri siti archeologici anche Crypta Balbi clicca QUI, vi preghiamo di contattare il nostro ufficio prenotazioni al numero 055/2670402 oppure scrivere a info@ticketsrome.com

L’aspetto odierno di Roma è il frutto della sua trasformazione attraverso i secoli e della crescita della città medievale sugli edifici antichi che non furono immediatamente abbandonati ma continuarono a vivere, variamente adattati alle nuove esigenze, fino a condizionare l’aspetto della Roma moderna e contemporanea. La sezione di Crypta Balbi del Museo Nazionale Romano nasce per raccontare la storia di un isolato, quello dove sorse in età augustea il Teatro di Balbo. Questo racconto non sarebbe stato possibile senza una serie di campagne di scavo archeologico da parte della Soprintendenza archeologica di Roma a partire dal 1981. Esse hanno permesso di ricostruire la storia dell’isolato e di riscoprirne l’inaspettata vivacità nell’Alto Medioevo. Il museo è stato suddiviso in due sezioni: il piano terreno è dedicato proprio alle trasformazioni dell’area dall’antichità a oggi. Il secondo piano, in cui è stato ricostruito un ampio quadro della società cittadina tra il V e il IX secolo, valorizza anche oggetti provenienti da altri scavi romani o da altre collezioni storiche del Museo Nazionale Romano.

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La prima sezione è dedicata alla storia del paesaggio urbano nell’isolato di Crypta Balbi e presenta i risultati degli scavi. E’ articolata in cinque grandi ambienti suddivisi in diversi settori che illustrano in ordine cronologico i cambiamenti avvenuti.
L’area dove si trova il museo faceva parte nell’antichità del Campo Marzio, del quale occupava il limite meridionale. Il Campo Marzio corrisponde alle zone pianeggianti comprese fra il Tevere, le pendici del Quirinale e quelle del Campidoglio ed era esterno rispetto alle mura di età regia e repubblicana. In origine ospitava il culto di Marte ed era usato per importanti funzioni politiche. A partire dal III secolo a.C. divenne il fulcro di un’importante attività edilizia che comportò la costruzione di grandi aree porticate. Nella zona confinante con questa area sorsero diversi edifici, tra i quali i templi delle Ninfe e di Vulcano e i quattro templi ancora oggi visibili in Largo Argentina, dedicati alla distribuzione del grano al popolo romano.

Negli stessi anni, l’isolato di Crypta Balbi era occupato da abitazioni: la svolta avvenne in età augustea, quando l’imperatore intervenne più volte nel Campo Marzio, direttamente oppure tramite i suoi collaboratori e amici quali Agrippa e Lucio Cornelio Balbo. Quest’ultimo, che aveva trionfato contro i Garamanti nel 19 a.C. potè commemorare la sua vittoria costruendo un teatro, ossia un tipo di edificio che a Roma era stato sempre guardato con sospetto perché ritenuto un luogo dove la riunione di molti cittadini poteva far nascere tumulti.
Il primo teatro era stato costruito da Pompeo tra il 61 e il 55 a.C. proprio all’interno del Campo Marzio. Il teatro di Balbo, che fu completato nel 13 a.C. era molto più piccolo ma estremamente raffinato. Come il teatro di Pompeo, alle spalle dell’edificio scenico si trovava un porticato quadrangolare, che corrisponde all’antica Crypta BalbiIl termine “crypta” indica di solito un corridoio chiuso, che riceveva luce solo da finestre ed è quindi probabilmente che il porticato avesse questo tipo di corridoio almeno su tre lati. Sul lato opposto rispetto al teatro si apriva infatti nel portico una grande esedra (incavo semi circolare sovrastato da una semi cupola) con al centro una nicchia. L’edificio augusteo subì diversi restauri in età imperiale: nell’80 d.C. un incendio danneggiò il complesso, che fu ricostruito da Domiziano, mentre in età adrianea la monumentale esedra fu trasformata in una grande latrina, dotata di pilastri in laterizio e simile a quella costruita alle spalle del Foro di Cesare. 

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Gli ambienti del piano terreno sono dedicati all’illustrazione delle attività commerciali e artigianali che hanno caratterizzato la storia dell’isolato di Crypta Balbi, da sempre connesso alla lavorazione dei metalli, grazie anche alla vicinanza del Tempio di Vulcano. 
Il secondo piano è dedicato alla ricostruzione della vita a Roma nel periodo altomedievale tra il V secolo, quando la città cominciò a scomparire, e il IX secolo quando i caratteri di novità della città medievale divennero ormai pienamente visibili. In questo modo, si è voluto illustrare il processo di trasformazione della Roma Antica, usando i materiali rinvenuti negli scavi di Crypta Balbi, sia quelli già appartenenti alle collezioni del Museo e ad altri scavi romani.

Nella prima sala sono esposte una serie di mappe che descrivono la situazione di Roma e i luoghi dove sono stati effettuati gli scavi più importanti. Gli oggetti esposti nelle prime sale sono per lo più di uso quotidiano e sono molto preziosi per gli studiosi perché consentono di ricostruire le continuità della circolazione delle merci nel bacino del Mediterraneo e dimostrano importanti flussi di merci dall’Africa e dall’Oriente. Uno dei primi “servizi” decadere nella Roma altomedievale fu invece la gestione dei rifiuti: gli edifici in disuso furono invasi dalle discariche. Il rinvenimento di una discarica è però prezioso dal punto di vista archeologico perché consente una ricostruzione più convincente dei consumi di quel tempo: le ceramiche rivelano, infatti, informazioni sui commerci, ancora vitali a Roma soprattutto con l’Africa. Mentre i resti di ceramiche formano un quadro molto più attendibile della vita quotidiana. Il ritrovamento di olle documenta che anche in cucina erano meno frequenti i pasti individuali, ma si tendeva a cucinare per la collettività. Molti oggetti sono di importazione, ma altri, come i vetri erano prodotti localmente. Un altro sintomo di trasformazione della città antica fu l’ingresso delle tombe all’interno dell’abitato. Probabilmente l’uso di seppellire in città è il segno di un modo differente di concepire il rapporto con i defunti, con i quali sono possibili nuove forme di “coabitazione”, inconcepibili in precedenza. Nell’esedra di Crypta Balbi sono state rinvenute alcune sepolture datate al VI secolo a.C.
Infine, sono esposti i materiali provenienti dagli scavi forensi del XX secolo, tra questi scavi troviamo l’importante deposito rinvenuto presso l’antica fonte di Giuturna dal Boni comprendente circa millecinquecento frammenti di ceramica invetrata e più di due mila anfore e altre ceramiche. E’ possibile che la zona fosse dunque occupata anche da officine, ducumentate da altri rinvenimenti che permettono di ricostruire una vita quotidiana e cittadina. Tra i materiali esposti vanno citati i numerosi reperti in vetro, una croce d’avorio ornata da un’immagine di Cristo proveniente dalla Velia, testimonianza preziosa della circolazione dell’avorio in Occidente.  



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