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Palazzo Altemps Museo Nazionale Romano

 
Per prenotare l'ingresso al Museo Nazionale Romano e visitare tra gli altri siti archeologici anche Palazzo Altemps clicca QUI, vi preghiamo di contattare il nostro ufficio prenotazioni al numero 055/2670402 oppure scrivere a info@ticketsrome.com

All’interno del rinascimentale Palazzo Altemps, acquistato dallo stato nel 1982 e destinato alla Soprintendenza archeologica di Roma, sono state riordinate le raccolte storiche di scultura antica confluite nel Museo Nazionale Romano. La scelta di destinare questo edificio alla sezione museale rispetta la vocazione storica del palazzo, costruito nel XV secolo dalla famiglia Riario nel cuore di Roma, tra Piazza Navona e il Vaticano, nell’area urbana che corrispondeva in età romana al Campo Marzio.

Dopo averlo acquistato nel 1568, Marco Sittico Altemps, nipote di Papa Pio IV, fece rinnovare l’edificio incaricando l’architetto Longhi, che realizzò il cortile. Nelle ampie sale affrescate venne esposta una collezione di sculture secondo la tradizione antiquaria della diaetae statuariae, dimore nobili impreziosite da statue e marmi bianchi. Ne rimangono ancora quindici all’interno del cortile, dove è stata rispettata la collocazione originaria.

Avvicinandosi al Museo non possiamo fare a meno di notare le irregolarità e le asimmetrie delle facciate, frutto dei successivi interventi che hanno modificato l’aspetto esterno e interno. Dopo i recenti restauri la fisionomia è tornata senza dubbio quella tardorinascimentale, visibile, ad esempio, dalle finestre e dalle porte riquadrate da cornici in marmo.

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Fra le diverse raccolte di scultura esposte, la più celebre è indubbiamente la collezione dei marmi Boncompagni Ludovisi. Questa collezione era ospitata nell’omonima villa Ludovisi, una vasta area nel centro della città poi divenuta terreno fabbricabile. Successivamente lo stato italiano decise di esporla nel chiostro piccolo del Museo delle Terme salvandone gran parte. Ben presto le condizioni precarie del chiostro impedirono al pubblico il godimento della raccolta che, dopo attenti studi, venne valorizzata nell’attuale sistemazione espositiva che consente di ammirare i marmi nella loro completezza.

E’ giusto dedicare attenzione al cortile, realizzato da Baldassarre Peruzzi e ultimato da Martino Longhi negli anni 1585-1589. Utilizzato come scenografia per rappresentazioni teatrali e ambientazioni di feste. Gli archi sono di ordine dorico e ionico, formano la loggia e il portico, il tutto impreziosito da stemmi e da elementi decorativi. Ciò che coglie l’attenzione è senza dubbio la fontana incastonata nella parete e realizzata con tecnica a mosaico.
La Loggia Meridionale dà accesso con diverse porte al lussuoso appartamento abitato nel Cinquecento da Carlo Borromeo e Cornelia Orsini dove sono custoditi le collezioni egizie del Museo Nazionale Romano, e che è divenuta una galleria di rilievi. Interessante è uno dei quattro rilievi con la scena di Nova Nupta importante grazie agli studi di Winckelmann riferiti all’iconografia antica e lo studio attento della scultura, già ammirato in precedenza nel Palazzo della Valle, come ci conferma un disegno di Andrea Mantegna, con la medesima figura femminile seduta. Il soggetto rimane difficile da interpretare: i primi studiosi collegarono il lavaggio dei piedi al rito preparatorio della cerimonia nuziale, Winckelmann pensò a Ippodamia, figura della mitologia greca, con il velo coperto. Altri pensano che rappresenti Elettra sui gradini della tomba di Agamennone, o più probabilmente Ifigena, colta nell’istante in cui si rende conto di essere destinata al sacrificio.

Alla collezione Boncompagni Ludovisi, ospitata all’interno di Palazzo Altemps, appartiene una statua in marmo di Ares rinvenuta nel 1621-1622 rinvenuta nella zona di Piazza Costaguti e restaurata da Gian Lorenzo Bernini. Nella stessa zona, tra il Circo Flaminio e il Campo Marzio, si trovano i resti di un teatro tardorepubblicano, da cui la statua potrebbe dunque provenire. Essa raffigura, in nudità eroica, un giovane seduto su una roccia in posizione di riposo, con la gamba sinistra sollevata e appoggiata su un elmo e la spada stretta nella braccia incrociate sulle ginocchia. Il mantello, posato sulla coscia destra, avvolge i fianchi e gira intorno al braccio sinistro. Il volto, leggermente inclinato, ha tratti ideali che seguono modelli eroici del IV secolo, con la bocca semiaperta e la capigliatura arruffata. Alla roccia sono appoggiati l’elmo attico e lo scudo circolare, mentre ai piedi del giovane, gioca un Erote, armato di arco e faretra, di gusto ellenistico.

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Il pezzo più pregiato e più discusso della Collezione Ludovisi è senza dubbio il Trono, scoperto nel 1887, dopo i lavori di urbanizzazione della Villa. In mancanza di testimoni sul terreno del rinvenimento è stata perfino avanzata l’incredibile ipotesi che si trattasse di un falso, come suppose Federico Zeri. 
Interpreta la nascita di Afrodite dalla spuma. La scena è celata dalla grande suggestione creata dal velo, in antichità forse dipinto come un cielo stellato, disteso davanti alla dea, la quale porta una raffinata pettinatura ed è vestita da un chitone leggero (l’abito standard dell’antica Grecia) che ancora bagnato lascia trasparire i seni. Troviamo molti richiami simbolici all’aspetto di Afrodite, protettrice dell’amor sacro come di quello profano.

L’ambiente più suggestivo del palazzo è la Loggia Dipinta. Posta sotto il portico meridionale, è interamente decorata da affreschi attribuiti ad Antonio Viviani che li eseguì intorno al 1595 voluta dal cardinale Marco Sittico Altemps. Lo spazio aperto definito dalle tre arcate è dipinto come un giardino incantato, con piante di diversa fioritura e di vite che crescono su tralicci di legno disegnati a creare aree architettoniche prospettiche. La vegetazione del pergolato è popolata da uccelli, vari animali e frutta (come l’ananas) importati dal Nuovo Mondo in seguito alle recenti scoperte geografiche. I riferimenti araldici delle famiglie Orsini e Altemps definiscono lo spazio illusivo nelle lunette laterali, la soluzione di putti che giocano con animali esotici come lo struzzo è ripresa da Raffaello, mentre il lato est è chiuso da una fontana incorniciata da un’edicola classicheggiante e raffinati mosaici. Chiude la rassegna della loggia il busto di Adriano dove la struttura compatta e turgida del volto e del collo sembra confermare quanto tramandato dalle fonti circa la robustezza dell’imperatore, che in questa immagine dunque non sarebbe ancora raffigurato nella regalità ideale e divina del suo mandato. 

 



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